Gentile Presidente Roberto Ciambetti,

il prossimo 8 marzo la sessione plenaria del Parlamento Europeo sarà chiamata a decidere sulla revoca dell’immunità parlamentare, richiesta dall’autorità giudiziaria spagnola, degli eurodeputati catalani Carles Puigdemont, Clara Ponsatí e Antoni Comín.

Come Lei sa bene, Carles Puigdemont, già presidente della Generalitat de Catalunya, in esilio dal 29 ottobre 2017, Clara Ponsatí, già Ministro dell’Istruzione nell’ultimo governo Puigdemont, e Antoni Comín, già Ministro della Sanità nello stesso governo, anch’essi in esilio, dovrebbero rispondere, in base all’accusa dell’autorità giudiziaria spagnola, di ribellione, sedizione e malversazione in relazione al referendum indipendentista del 2017. Per gli stessi capi d’imputazione sono già stati condannati e incarcerati gli esponenti politici Oriol Junqueres, Raül Romeva, Jordi Turull, Dolors Bassa, Carme Forcadell, Joaquim Forn e Josep Rull, con pene variabili dai tredici ai dieci anni di carcere.

L’accusa è sostanzialmente quella di aver organizzato il 1° ottobre del 2017 un referendum illegale per far decidere il corpo elettorale catalano sul futuro politico della Catalogna rispetto all’appartenenza alla Spagna. Certamente ci sono stati forzature ed atti illegali rispetto all’ordine costituzionale spagnolo da parte delle Autorità catalane, ma a ciò ha contribuito anche l’atteggiamento di totale chiusura ad ogni ipotesi di negoziato politico del Governo spagnolo. Non solo: le immagini della violenza degli agenti spagnoli in Catalogna davanti ai seggi, dei volti insanguinati dei civili, di anziani colpiti dai manganelli, hanno fatto il giro del mondo provocando incredulità e condanne. Per la stessa Amnesty International le forze di polizia inviate dal Governo di Madrid hanno fatto un “uso eccessivo della forza”, con la “mano pesante” contro persone che facevano solo “resistenza passiva”.

Analoghi referendum si sono invece potuti svolgere legalmente e democraticamente nel Regno Unito (referendum scozzese del 2014) e in Québec (1980 e 1995), due esempi di good practice di ordinamenti democratici che il Parlamento Europeo non può ignorare, ora che è chiamato a decidere sulla sorte di questi parlamentari che, malgrado tutte le determinazioni a loro favorevoli di tribunali del Belgio, della Germania e della Scozia, dovranno affrontare un giudizio innanzi il Tribunale Supremo spagnolo, con sentenza inappellabile, ove fosse concessa l’autorizzazione. Da più parti molti dubbi e perplessità sono stati sollevati sulla giustizia di questo Paese, che si dimostra ostile alla dissidenza politica: si possono ricordare anche la recente incarcerazione del rapper Pablo Hasél, per aver espresso nelle sue canzoni critiche alla monarchia, o l’esilio del rapper Valtonyc per ragioni analoghe. Il giudice belga, chiamato a decidere sull’estradizione di quest’ultimo, ha sentenziato che i testi delle canzoni rientrano nell’esercizio della libertà d’espressione.

In questo quadro il voto del Parlamento europeo rischia di esacerbare il conflitto politico- costituzionale in atto se sarà ratificata la richiesta delle Autorità spagnole, che hanno sin qui opposto un netto rifiuto al dialogo politico con i rappresentanti delle Istituzioni catalane e il continuo ricorso ad azioni giudiziarie, democraticamente dubbie e discutibili in punta di diritto. Se invece il Parlamento Europeo rigetterà l’istanza di revoca dell’immunità potrà accendere un faro di libertà, garantendo il diritto dei tre parlamentari catalani di rappresentare i cittadini che li ha democraticamente eletti, e al contempo indicare al Governo spagnolo la strada del negoziato politico come unica possibilità di risoluzione democratica della crisi con la Catalogna, rifiutando la logica della repressione giudiziaria ed istituzionale.

Non depone tuttavia a favore la circostanza che il “Juri” del Parlamento Europeo abbia dato parere favorevole alla revoca dell’immunità con 15 voti a favore, 8 contrari e 2 astenuti: d’altro canto né la composizione del “Juri”, fortemente squilibrata a favore dei rappresentanti spagnoli (ben cinque membri spagnoli su venticinque, tra i quali anche il presidente), né il ruolo avuto da alcuni di loro in Spagna sulla questione catalana (un membro appartenente al partito di estrema destra VOX ha rappresentato l’“accusa popolare” nel processo agli indipendentisti catalani innanzi al Tribunale Supremo) ha garantito una equanime considerazione del caso.

Per questo, conoscendo l’attenzione da Lei sempre dedicata alla vicenda catalana e la Sua sensibilità rispetto al diritto di autodeterminazione dei popoli, Le chiediamo, in qualità di Presidente del Consiglio regionale del Veneto ma anche di Capo delegazione Italia e Vicepresidente del Comitato Europeo delle Regioni, di attivarsi sul piano politico ed istituzionale affinchè i deputati del Parlamento Europeo eletti in Veneto ed in Italia respingano la richiesta di revoca dell’immunità di Carles Puigdemont, Clara Ponsatí e Antoni Comín, ripristinando quel principio democratico in base al quale le vertenze politiche tra uno Stato e una Comunità regionale interna, come quella tra Spagna e Catalogna, si risolvono con il negoziato politico e non nelle aule giudiziarie.

Anche il risultato delle recentissime elezioni catalane, celebrate in piena pandemia per decisione giudiziaria, a seguito della sentenza che ha costretto il presidente della Generalitat, Quim Torra, a dimettersi per effetto della sua sospensione dai pubblici uffici per non aver rimosso dal Palazzo della Generalitat uno striscione di solidarietà con gli esuli ed i prigionieri politici, dimostra che la questione dell’indipendenza non può essere aggirata e non si può ignorare che i partiti che rappresentano nel Parlamento catalano una possibile maggioranza hanno i loro leader agli arresti o in esilio per aver esercitato la dissidenza politica senza peraltro commettere alcuna violenza. Per questo la vicenda non può più essere considerata solo un affare interno della Spagna: come può l’Unione Europea essere un credibile riferimento per i diritti umani nel mondo quando in un Paese europeo si perseguitano in modo autoritario i dissidenti e il Parlamento europeo si gira dall’altra parte?

Come ha affermato la Corte Suprema del Canada nel 1998, in un parere consultivo sul diritto di secessione del Quebec, “un sistema democratico di governo è tenuto a prendere in considerazione le voci dissidenti”, tanto più se sono rappresentative della gran parte del corpo elettorale di un’ampia Comunità territoriale. E se la mission principale del Comitato Europeo delle Regioni è quella di “avvicinare l’Europa ai cittadini”, allora chi come Lei rappresenta in posizione autorevole le Assemblee legislative delle Regioni europee non può non condividere il nostro appello affinchè il Parlamento Europeo respinga la proposta di revoca dell’immunità dei parlamentari eletti dal popolo catalano. Confidiamo pertanto che Lei si attivi fattivamente in tal senso.

Con i più cordiali saluti.

avv. Simonetta Rubinato, già parlamentare e sindaco
prof. Patrizio Rigobon, docente di lingua e cultura catalana
prof. Corrado Poli, editorialista e saggista
Gian Angelo Bellati, esperto diritto europeo
avv. Matteo Macilotti, sindaco di Chiampo
Viviane Moro, assessore di Roncade

avv. Renzo Fogliata, presidente Camera Penale Veneziana
Luca Baggio, già assessore di Camposampiero
Pieranna Zottarelli, sindaco di Roncade,
Giacomo Zanella, Padova
Adina Agugiaro, Padova
Mario Libralato, assessore di fonte
Paolo Tertulli, sindaco di Illasi
Anna Iseppon, già amministratore comunale di Miane
Laura Rubinato, Camposampiero
Marco Zonta, Cassola
avv. Marzia Magagnin, già amministratore locale
Marco Romito, già amministratore comunale

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